L’opinione che abbiamo di noi stessi condiziona profondamente il modo in cui affrontiamo la vita.
L’autostima è un costrutto psicologico che indica la percezione che abbiamo di noi riguardo il nostro valore come persone. Rappresenta l’insieme dei giudizi valutativi che ognuno dà di sé stesso.
L’autostima si esprime in tutti gli aspetti della vita, nel lavoro, nelle relazioni di amicizia, nella vita amorosa, nel raggiungimento dei propri obiettivi, nel senso di autoefficacia, nel benessere personale a 360 gradi, guida le nostre emozioni e il modo in cui reagiamo agli eventi.
È un processo dinamico che evolve nel tempo e subisce variazioni notevoli nel corso della vita.
Per sviluppare una buona autostima è importante capire quali meccanismi personali intervengono nella costruzione dell’idea che abbiamo di noi stessi.
Alcuni autori definiscono l’autostima come il risultato del confronto tra i successi che l’individuo ottiene realmente e le aspettative in merito ad essi. Per altri ancora, l’autostima è il prodotto delle interazioni con gli altri, ossia come una valutazione riflessa di ciò che le altre persone pensano di noi.
In quest’ottica l’autostima di una persona non scaturisce esclusivamente da fattori interiori individuali, ma anche sociali. Il confronto che un individuo fa, consapevolmente o no, con l’ambiente in cui vive, determina il modo in cui si percepisce.
Sono tre i processi sociali che attivano l’auto attribuzione di significati positivi o negativi:
Ma cosa fa sì che un individuo si valuti positivamente o negativamente? Questo processo è attivato da due componenti: il sé reale e il sé ideale.
Una bassa autostima nasce generalmente da una discrepanza tra il sé ideale ed il sé percepito. Più è profonda la distanza più è possibile che la persona si veda in una prospettiva di inadeguatezza e viva con impotenza e frustrazione la sua vita.
Spesso si parla di autostima alta e bassa, ma questa differenziazione è troppo semplicistica. Se per autostima intendiamo attribuire valore a sé stessi, è più corretto parlare di sopravvalutazione e di svalutazione di sé.
Chi si svaluta non si sente mai all’altezza delle situazioni, si percepisce inadeguato di fronte ai compiti da affrontare, mostra scarsa fiducia nelle proprie capacità e nella propria persona, si sente insicuro e agisce con paura.
Chi si sopravvaluta invece ha una visione eccessiva delle proprie capacità, anche di fronte a difficoltà oggettivamente importanti, e non considera la probabilità di un possibile fallimento se non ad opera di altri.
Se la svalutazione di sé può dimostrarsi un fattore d’ostacolo nella vita di una persona, allo stesso modo la sopravvalutazione può avere effetti deleteri.
Come spesso accade la virtù sta nel mezzo e bisogna puntare a sviluppare un sano equilibrio nella propria autostima.
Chi ha una sana autostima non ambisce ad essere una persona perfetta, sa come valorizzare le proprie abilità e capacità, sa trasformare i propri difetti in punti di forza e ha una profonda conoscenza di sé stessa. Non teme il giudizio degli gli altri ma cerca il confronto orientato alla crescita, sostiene con costanza i suoi obiettivi rendendoli stimolanti ma non eccessivi.
A tal proposito Nathaniel Branden nel suo lavoro “I sei pilastri dell’autostima” ritiene che gli elementi su cui si fonda una sana autostima consistano nelle capacità di:
E la tua Autostima a che punto è? Può darsi che tu debba lavorarci parecchio o magari soltanto affinarla un po’. Quello che conta è non smettere mai di coltivarla e migliorarla nel tempo.
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